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2 ottobre la festa dei nonni

nonno-e-bambinoNella Gerusalemme del Signore

"Non ci sarà più

un bimbo che viva solo pochi giorni,

né un vecchio che dei suoi giorni 

non giunga alla pienezza;

poiché il più giovane morirà a cent'anni

e chi non raggiunge i cento anni

sarà considerato maledetto" ( Isaia, 65,20)

 

Infanzia e vecchiaia sono due momenti della vita, l'alfa e l'omega, vissuti nelle parole del testo sacro come beatitudine, poiché la vita è il bene supremo e vivere a lungo, fino alla "pienezza", significa acquisire la sapienza del cuore ed assumere una funzione testimoniale per le nuove generazioni.

 

Il sole dei vecchi è un sole stanco
trema come una stella
e non si fa vedere
ma solca le acque d'argento
dei notturni favori
E tu che hai le mani piene
d'amore per i vecchi
sappi che sono fanciulli
attenti al loro pudore

(Alda Merini)

 

La vecchiaia nella Bibbia, come in tutte le antiche tradizioni religiose, non viene vista come un non momento della vita, ma si apre ad una prospettiva di futuro, ha insomma ancora un "avvenire", ha cioè un compito testimoniale, deve trasmettere sapienza, patrimonio umano e religioso accumulato nel lento scorrere delle vicende umane.

Una sua funzione è quella di saper dare consiglio, si pensi ad esempio al "consiglio degli anziani" quale istituto fondamentale nel governo di antiche tribù dove il "vecchio" non veniva vissuto dagli altri membri della comunità come un inutile e costoso fardello, ma momento di forte comunicazione di valori e tradizioni di un popolo.

 

"La sera mostra ciò che è stato il giorno, perché ognuno ha la vecchiaia che si merita" (Erasmo da Rotterdam)

 

Aver avuto la vita "piena" ti permette di vivere la vecchiaia pensandola come l'autunno della vita ma non identificandola solo con le foglie che cadono ma vedendola come il ribollire dei timi colmi di vino, ma anche la foglia che cade ha in se qualcosa di affascinante, il lento volteggiare nell'aria prima di toccare terra, ti rimanda al flusso di ricordi che nell'ultima parte della vita si affacciano alla mente, e ti ricorda che hai intensamente vissuto e il tuo vivere è stato un insieme di amori e speranze sogni e illusioni e perché no anche sconfitte e disincanti.

 

Ognuno vive nella memoria, il passato è il grande patrimonio del vecchio. Si ritorna con la memoria a cercare il fanciullo che è in noi: il vecchio ha bisogno del bambino che è in lui e fino a quando si avrà questa capacità di ricercare il fanciullo che è dentro ciascuno di noi, si apre davanti a noi il futuro, perché, oltre al fanciullo,, il vecchio cerca i bambini intorno a lui, quali segni della generazione che verrà. Fino a quando intorno ai vecchi ci saranno bambini, tanti bambini, i vecchi non saranno mai soli e inutili, perché vedranno in essi la promessa di un futuro.

Un mondo senza bambini è un mondo che si chiude:

 

"gli presentavano anche i bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli, vedendo ciò, li rimproveravano. Allora Gesù li fece venire avanti e disse: lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite perché chi è come loro appartiene al regno di Dio. In verità vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà" (Luca, 18, 15-17)

 

I vecchi e la loro solitudine sono i segni della trasformazione sociale che ha investito da tempo la nostra società. I casi di vecchi trovati morti dopo diversi giorni si affacciano sempre più spesso dalle pagine della cronaca giornalistica.

 

Non essere più ascoltati: questa è la cosa terribile quando si diventa vecchi.

(Albert Camus, Il rovescio e il diritto, 1937)

Le statistiche demografiche ci prospettano un futuro relativamente alle nostre società occidentali europee (nel 2050 si prevede che un terzo della popolazione europea avrà oltre 65 anni), qualora non si inverta il trend demografico (segnali positivi al momento si vedono solo in Francia dove il tasso di fertilità vede le francesi come le donne più prolifiche  d'Europa), in cui i vecchi saranno maggioranza. In tal senso il settore privato - a differenza di quello pubblico - si sta già attrezzando per rispondere a richieste e/o esigenze proprie di una popolazione "vecchia" ma ancora "consumatrice" sia di merci materiali che immateriali.

Già oggi c'è chi fiuta il business del duemila: creare luoghi a dimensioni di vecchi, non più case di riposo ma veri e propri "villaggi per anziani" all inclusive. Novelli ghetti dorati per anziani con forti capacità di spesa.

Si prefigura quindi un futuro dove avremo da un lato una vecchiaia di solitudine povera e affligente e dall'altro una vecchia dorata in cui il "buen ritiro" sarà la maschera di una solitudine quale prodotto delle dinamiche vuoi demografiche (non aver fatto figli) vuoi proprie della società del profitto e dell'utile dove il vecchio è visto  o nella figura del consumatore o dell'inutile soggetto (lo “scarto” di cui ci parla Francesco) che non più produttivo diviene un peso per la società, quando non addirittura per i suoi famigliari.

Ed ecco allora che si fanno avanti i teorici della vecchiaia felice in luoghi di vecchi per i vecchi che con la formula del tutto incluso - come se si stesse in un villaggio vacanze - danno in realtà l'impressione, ma vorrei quasi dire la certezza, che quel luogo diventi una gentile deportazione da città e famiglia, che sollevano quest'ultima dal fastidioso onere di liberarsi del vecchio, in quanto soggetto improduttivo, inutile, quasi un peso per la società e la famiglia e non invece una ricchezza di storia, memoria in cambio di affetto e cura.

 

“In verità, in verità ti dico: quando eri giovani, ti annodavi da te la cintura e andava dove volevi. Ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti annoderà la cintura e ti condurrà dove tu non vuoi” (Giovanni 21, 18)

 

Roberto Papa Palestrina, 2 ottobre 2016

                    Direttore 

       Pastorale Sociale e de Lavoro 

 

 

 

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