Una chat col Signore?

omelia-16L’episodio del Vangelo di oggi viene riportato dal solo evangelista Luca, non ne troviamo riscontri negli altri vangeli. Nella narrazione troviamo delineati 3 personaggi con interessi tra loro contrastanti: un giudice disonesto, carrierista, che non pensa al bene del prossimo nell’esercitare la propria funzione, ma cerca più spesso il proprio tornaconto, poche scocciature, non teme Dio; c’è poi la vedova, che, per la propria condizione, è ritenuta il soggetto più debole della società del tempo, la vittima sfruttata dalla terza figura, appena accennata, dell’avversario, che potremmo immaginare essere un prepotente. Ebbene, Gesù non rimprovera il comportamento dell’avversario della vedova, tanto di prepotenti ce ne sarà sempre, ma loda la vedova per la sua insistenza, la sua tenacia e ostinazione, nella preghiera al giudice disonesto. Lei cerca in tutti i modi giustizia, come dice S. Paolo nella lettura di oggi, con mezzi opportuni e inopportuni. Alla fine lui ingiusto diventa giusto perché gli fa giustizia verso l’avversario, ma senza merito perché ha voluto liberarsi di una persona inopportuna. Con un paragone che sconcerta, Gesù mette il giudice disonesto e Dio stesso a confronto per dire che Egli, bontà infinita, risponde alle preghiere ancor prima che divengano insistenti ed inopportune, se queste rispondono al suo disegno di salvezza.

Anche l’episodio della prima lettura dall’Esodo ci aiuta a riflettere sull’importanza della preghiera, poiché fintanto che Mosè riusciva a tenere le braccia elevate al cielo, in segno di invocazione d’aiuto, gli israeliti riuscivano a prevalere sugli avversari, quando non ce la faceva a sostenerne il peso, erano gli avversari a prevalere. Allora il sostegno di Aronne e Cur divenne fondamentale per la vittoria finale, come è fondamentale per noi che ognuno preghi per l’altro e la preghiera venga sostenuta vicendevolmente. 

La preghiera si basa sulla sua stessa fonte: la Sacra Scrittura. Anche ciò che scrive S. Paolo a Timoteo ci è di aiuto per capire di cosa stiamo parlando: rimanere fedeli all'insegnamento ricevuto da chi ci ha preceduto e alla Scrittura. Come si fa a pregare Dio se non lo si conosce? Se non si conosce la verità, la testimonianza che ci ha lasciato e la persona a cui ci rivolgiamo? Sarebbe come ‘chattare’ con uno sconosciuto di cui non si sa neanche il nome! Rischiamo di pregare (chattare con) un nostro simulacro, una nostra idea di Dio e non il Dio vivo e vero, il Dio trino ed unico, il Dio che ci salva. Chi conosce e pratica la Scrittura con cuore sincero, sa ascoltare Dio, gli sa rispondere e sa come comunicarlo agli altri. La risposta consiste, appunto, nella preghiera, nel far sfociare il nostro amore verso il Creatore in atteggiamenti del corpo e dello spirito che rimandano all’amore. Serve allora perseveranza e continuità nella preghiera, come nell’amore. Non possiamo amare ad intermittenza, come alle volte è la nostra preghiera. Può l’amore di una mamma essere ad intermittenza? Può amare la creatura cui ha dato la vita in alcuni momenti sì ed in altri no? Le darà sempre il proprio amore con continuità e perseveranza. Di conseguenza, può la nostra preghiera essere ad intermittenza? La preghiera è espressione del nostro amore, del nostro desiderio verso Dio e, pertanto, se è amore, non può essere altro che continuo, altrimenti rischia di diventare infatuazione o, peggio, un calcolo di convenienza, un po’ come ha fatto il giudice disonesto del Vangelo.

Gesù ci sprona a pregare di continuo, come ad amare di continuo. Sono convinto che pregare di continuo non consista nello stare in ginocchio lunghe ore a dire molte parole. Lo dice Gesù stesso di non inondarci di parole, ma dire con fede e semplicemente Padre nostro, ossia coltivare il desiderio di Dio. Viene dall’esperienza di un po’ tutti noi, il fatto di coltivare un orto, una fioriera, il basilico sul balcone, vero? Ebbene, come per la coltivazione c’è bisogno di rispettare tempi, momenti e stagioni, così nella preghiera è bene riservare tempi fissi durante la giornata, senza fiumi di parole, ma con l’atteggiamento del cuore, in semplicità, offrendo al Signore le nostre opere, pregandolo per il bene degli altri, specie se avversari e nemici, vivendo in pace col prossimo e facendoci prossimi, ossia attenti alle necessità dell’altro. 

Perché il Signore ci esorterebbe a pregare sempre, con insistenza, in momenti opportuni e inopportuni, se non avesse intenzione di esaudirci? Ma che cosa verrà da Lui esaudito? Non tutti i nostri desideri, ma tutte le sue promesse! Ossia tutto ciò di cui abbiamo veramente bisogno.

 

diacono Enrico Ottaviani