Cristo Re dell’universo

Cristo-ReOggi celebriamo la solennità di Cristo Re dell'Universo, esaltiamo la sua maestà che risplende dall'alto della croce, celebriamo la sua infinita misericordia di cui abbiamo fatto esperienza in questo anno giubilare che oggi si conclude.

Il brano del vangelo che ascoltiamo oggi ci indica il momento in cui Gesù fu proclamato re e si manifestò veramente come tale. Si tratta del momento in cui è inchiodato alla croce. Il trono di Cristo non è come quello dei potenti di questa terra, usa come trono uno strumento che fino ad allora era stato solo strumento di morte. La croce da strumento di morte diventa trono di salvezza e di vita. I soldati e il cartiglio sopra la sua testa lo dicono esplicitamente: Egli è riconosciuto come re dei Giudei. I capi del popolo mettono l'accento sulla sua capacità di salvare. Il popolo invece incomincia a rendersi conto e a pentirsi del male che ha compiuto sollecitando la sua crocifissione.


In questa scena, vista così, non c'è proprio alcun segno di regalità, né di potenza di fronte al male. Ma nella seconda parte di questo brano abbiamo la conferma che davvero Gesù è il re dei giudei e che davvero è potente di fronte al male. Gesù infatti viene riconosciuto come re dal ladrone e apre a quest'ultimo le porte del suo Regno. Se ci fermiamo alle apparenze anche qualcosa di straordinario può sembrare insignificante. Invece Cristo ci insegna che anche da quello che pensiamo sia male può sgorgare il bene. Il buon ladrone è il primo che fa questa esperienza.


Gesù è veramente re anche se in un modo diverso dall'attesa politica del suo popolo. Egli è il Salvatore, non un liberatore militare. L'insistente ripetizione del verbo "salvare" in questo brano indica bene che l'evangelista pone in esso la funzione principale del Messia: salvare l'umanità. Questa salvezza non è da mettere sul piano di una liberazione politica o di un intervento spettacolare in questo mondo: è una realtà futura già raggiunta nella morte.


C’è anche lui, il buon ladrone, il quale, dall'alto della sua croce si acquista il Paradiso.
Ma già le prime parole pronunciate dal Maestro di Nazareth, dall'alto del suo trono, "Padre, perdona loro...",creano il clima di tutta la vicenda. In contrasto con il comportamento dei soldati, dei capi del popolo e del popolo stesso, Gesù invoca, dunque, su tutti il perdono del Padre.


L'invocazione di Gesù è l'ultima proposta di conversione offerta ai suoi persecutori.
Nel progetto teologico del terzo evangelista, Gesù è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto, a chiamare i peccatori a conversione (5,32); ha condiviso la mensa dei clandestini e dei malfattori; ha accolto la testimonianza di amore dell'anonima peccatrice; è entrato in casa di Zaccheo, capo dei pubblicani... Ora muore tra due criminali e ne condivide il destino di esclusione e di infamia.


È con questo ultimo, estremo gesto di solidarietà che Gesù dà la salvezza a chi crede e si converte. In altri termini non c'è situazione umana di miseria e di peccato che sia esclusa a priori dalla salvezza; anche per il ladrone che muore a causa dei suoi delitti c'è la speranza di un futuro di redenzione.


La morte di Gesù segna l'inizio del cambiamento, della conversione di coloro che assistono, preludio della prima comunità cristiana: il centurione, che riconosce l'azione di Dio e come testimone ufficiale, proclama per l'ultima volta l'innocenza di Gesù; poi la folla, che ora ritorna dalla collina della croce mostrando visibilmente i segni della sua conversione.


Infine i parenti, i conoscenti di Gesù e le donne che stavano in disparte ad assistere alla tragedia. Luca ha risparmiato gli apostoli, stendendo un velo pietoso sulla loro fuga; menziona invece la presenza degli amici del Signore...forse si tratta proprio di loro, dei Dodici, o di alcuni dei Dodici -
certo mancava Giuda -. Per ora questi sono testimoni muti della morte del loro Maestro e rimangono in attesa che si compia la sua promessa: "Dopo tre giorni risorgerò".


Ebbene, anche per un residuo di comunità spaventata e demoralizzata c'è una speranza di futuro, fino a quando essa rimane legata a Gesù, il martire salvatore. Se c'è per quei poveri e meschini pescatori di Galilea, la speranza della salvezza c'è anche per noi.

A tutti una buona conclusione di questo anno santo straordinario della misericordia e l’augurio di un proficuo avvento in preparazione al santo Natale.

 

Don Carmelo Salis