"Nove secoli che la gente viene in questa Cattedrale"

sigalini-dedicazioneUna prima cosa vi devo dire, che ripeto tutti gli anni, ma gli ospiti, voi cresimandi, siete sempre diversi. C’era fin dal III secolo dopo Cristo una bella chiesa a 5 navate sulla tomba di sant’Agapito, in campagna a Quadrelle, sulla strada per Valmontone, ma a un certo punto essendo la campagna continuamente invasa dai saraceni (che erano quasi come l’Isis dei nostri tempi) il papa ha obbligato ad abbandonare tutte le chiese fuori le mura e costruire la cattedrale dentro le  mura. Che posto migliore ci poteva essere di questo qui dove siamo ora sull’area del tempio pagano dedicato alla dea fortuna che ormai era in disuso?! Qui venne portato il corpo di sant’Agapito, come è raffigurato dal quadro che sta dietro a me alla mia sinistra e di altri due santi martiri Gordiano e Abbondio, si adattò qualche residuo del tempio, più tardi si costruì la cripta, che venne inaugurata come oggi 900 anni fa, poi la cattedrale e nel 1117 come oggi il 16 dicembre venne Papa Pasquale II che, con il vescovo di Palestrina, che era un tedesco di nome Conone, con un altro santo vescovo san Berardo dei Marsi, di Avezzano per capirci, che era stato prigioniero a Castel San Pietro Romano e altri due vescovi, come si vede nel quadro che sta qui a lato dedicò, consacrò, inaugurò, diciamo noi oggi troppo laicamente, questa cattedrale in cui noi stassera ci troviamo. Siamo a 899 anni e l’anno prossimo  saremo a 900 anni; nove secoli che la gente viene in questa cattedrale a  confermare la fede, a ricevere i sacramenti, ad ascoltare gli insegnamenti dei vescovi, alcuni dei quali sono raffigurati sopra i pilastri per tutta la cattedrale. Ma oggi il centro della celebrazione siete voi. Siete voi adulti che avete deciso di celebrare il sacramento della confermazione, cioè di concludere il vostro cammino per diventare cristiani che è scandito su tre sacramenti: battesimo, cresima e comunione. Due di voi faranno anche per la prima volta la comunione, cioè come diciamo noi popolarmente, la prima comunione. Il centro della celebrazione di oggi è sempre il corpo e il sangue di Cristo nell’Eucarestia, ma per voi è il dono dello Spirito Santo. Ma voglio prendere una domanda della bella preghiera di Salomone:

 

E’ proprio vero che Dio abita sulla terra? (Preghiera di salomone) Questa domanda di grande timore, di senso di stupore e adorazione di Salomone, molti uomini di oggi la cambiano in una sfida che liquida Dio dalla vita e dalla storia, dalla riflessione e dalla ricerca. La ragione in questi ultimi secoli si è autolimitata, ha deciso di attestarsi soltanto su ciò che è sperimentabile, falsificabile, esclude dall’orizzonte ogni discorso su Dio, sul futuro dell’uomo, sulla fede, si è limitata a sequenze logiche di carattere scientifico tecnico.  Crede che il calcolo binario spieghi tutto quello che passa nel nostro cuore. Papa Benedetto invece non cessava di invitarci ad allargare lo spazio della razionalità, a dirci  che la ricerca di Dio, la fede ha buon diritto di stare a confronto con ogni ricerca scientifica, non teme la scienza e quindi non deve essere emarginata dal mondo intellettuale e da nessuna cultura. La dimensione spirituale e religiosa dell’uomo ha pari dignità come ogni altra dimensione. Noi sappiamo che il logos di Dio si è fatto carne, Lui, il Creatore ha inscritto nel mondo la sua potenza “razionale”, e la ragione dell’uomo che nasce da Lui non può misconoscerlo e chiudersi le strade per raggiungere il fondamento del suo essere. 

Cancelliamo Dio dalla nostra vita quando, lo releghiamo all’ultimo posto della nostra ricerca intellettuale, lo nascondiamo alle nostre coscienze e lo teniamo come vetrina da rompere in caso di bisogno.

Cancelliamo Dio dalla nostra vita quando non lo riteniamo il fondamento del nostro vivere, ma solo una tradizione culturale che ci fa meno rozzi, ma non per questo veri adoratori di Lui.  

E’ proprio vero che Dio abita sulla terra? Altri invece a questa domanda rispondono di sì, ma credono che Dio si possa ingabbiare a piacimento nelle proprie corte visioni di vita, se ne fanno un possesso, lo riducono a strumento per ampliare il loro potere, per disprezzare la dignità e la vita dell’uomo, per costruire imperi sulle coscienze. Strumentalizziamo anche noi Dio, quando non diventa la sorgente della nostra vita d’amore, ma la stampella del nostro perbenismo, la fuga nell’irrazionale perché incapaci di cercarlo con la forza di tutta la nostra intelligenza e vita.

Ma c’è una pietra viva, pure rigettata, ma scelta e preziosa davanti a Dio, Gesù Cristo che non ci permette più né di ignorare Dio, né di appropriarcene a nostro uso e consumo. E’ una pietra viva, è un fondamento, è la certezza continuamente ricercata e donata, è una compagnia ineffabile, è una amicizia, una solidità, una luce, una via, ma soprattutto la verità e la vita che ci mostra il Dio invisibile, il Dio che abita i cieli e la terra, che alla domanda di Salomone rende vera, storica la risposta: c’è un Dio che mantiene l’alleanza e la misericordia con chi cammina davanti a Lui con tutto il cuore, che tiene aperti i suoi occhi davanti a noi, che ascolta e perdona, di cui nessuno può appropriarsi e che ci fa stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo guadagnato con il suo sangue. E’ questo nuovo popolo ora la sua casa, ogni pecorella smarrita nella vita che si lascia amare dal suo pastore e che ritorna sulle sue spalle nell’ovile può celebrare un incontro vivo con Lui. 

Proprio questo sangue versato in una morte che è scoppiata nella risurrezione ha sconvolto la domanda di Salomone : È proprio vero che Dio abita sulla terra? Lui, il Dio invisibile agisce e abita in segni straordinari, ha dato origine a una nuova presenza di Dio nella vita degli uomini, ci ha fatti pietre vive che gli possono formare una casa, l’unica casa vera e possibile che Dio possa abitare nel nostro mondo.

E’ Gesù Cristo, l’architetto di questa casa, Lui è la pietra angolare, che tiene in piedi ogni segno visibile di Dio nel mondo. Segni straordinari sono la Parola che si è fatta carne, che si fa eucaristia, che si fa sacramento di salvezza, dentro il grande sacramento che è la Chiesa costruita sugli apostoli.

 

E noi oggi siamo qui a celebrare la dedicazione a Dio della nostra basilica, di una basilica di muri, che da tanti secoli dà ospitalità al popolo santo di Dio che dalla morte e risurrezione di Gesù non ha più smesso di celebrare e adorare Dio in spirito e verità, come fa da quasi nove secoli il popolo della diocesi, chiesa che è in Palestrina. E’ una casa di Dio preziosa perché qui c’è  il luogo dove sono state collocate le spoglie del nostro martire Agapito  là c’è la cattedra del vescovo, il luogo del suo insegnamento, della sua responsabilità di tenere unito il gregge e di farlo camminare dietro il nostro unico pastore Gesù. La nostra vita, la nostra ricerca, le nostre domande non hanno esaurito il loro compito, ma prendono forza e verità da questi luoghi. Lo Spirito, che oggi vi dono, rende Gesù nostro contemporaneo. Rende il nostro corpo sua casa, suo tempio, rende le nostre vite coraggiose nel testimoniare la fede ovunque viviamo, ci dà forza per superare le nostre fragilità. Da persone liberate ci rende liberi. Qualcuno ci ha tolto le catene del male, ci ha liberato,  ma lo Spirito ci rende capaci di resistere al maligno, ci rende liberi dentro.

 

+ Domenico Sigalini