Sono bambini, non schiavi

tratta8 febbraio 2017: Terza giornata di preghiera e azione contro la tratta

In Italia si consuma sesso per 4,1 miliardi di euro. E’ quanto emerge dall’ultima rilevazione ISTAT riferita al 2014 relativa ad una delle voci dell”economia non osservata”, che comprende l’economia sommersa e derivante da attività illegali che dal 2010 sono entrate a far parte dei conti nazionali. In totale questo segmento economico vale 211 mld  di euro pari al 13% del PIL, quella sommersa e illegale è pari all’1% del PIL. Nell’economia illegale vengono ricompresi: droga (14,2 mld), prostituzione (4,1), contrabbando di sigarette (0,5 mld).

Queste le nude cifre. E’ facile notare come il dato economico si riferisca a “merci” ma che al loro interno ci sia una merce particolare, la/il prostituta/o che ha perso la sua umanità per essere ridotta con la mediazione del denaro da persona a “cosa”.

In questo nostro mondo ormai globalizzato la mercificazione e lo sfruttamento non ci permettono più di riconoscere l’altro come persona ma solo come fonte di guadagno dove luce e ombra è un tutto indistinto : "In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre"(Gv. 1,4-5a). Un mondo dove il denaro è il più potente degli idoli, quando da mezzo diventa fine. E per raggiungere quel fine si usano donne e bambini come merci che una volta usate vengono scartate. 

In Italia si stima che le schiave di prostituzione siano tra  le 75 mila e le 120 mila, e il 65 per cento di queste si prostituisce per strada. Il 37 per cento di loro è minorenne. 

Così come nel mondo, più di 200 milioni di minori lavorano, di cui 73 milioni hanno meno di 10 anni. Di questi piccoli, ogni anno ne muoiono 22 mila a causa di incidenti di lavoro. Negli ultimi trent’anni, si calcola che sono stati circa 30 milioni i bambini coinvolti nella tratta.

La tratta di esseri umani è strettamente legata alla prostituzione sia di donne che di minori, impiegati come schiavi nel mercato del sesso delle nostre opulente città in cui si stima che i clienti vadano dai 3 ai 9 milioni di cittadini. Il fatturato derivante dall’esercizio della prostituzione dal 2004 al 2015 è aumentato del 25%.

E’ da questi drammatici dati che anche quest’anno, per il terzo anno consecutivo, l’8 febbraio viene celebrata la “Terza giornata mondiale di preghiera e  riflessione  contro la tratta di persone” voluta fortemente da Papa Francesco e ricordata nell’Angelus con queste parole:

“Cari fratelli e sorelle l’8 febbraio, memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, la Suora sudanese che da bambina fece la drammatica esperienza di essere vittima della tratta (ndr. suora che l’8 febbraio 1947 fu rapita e fatta schiava all’età di 9 anni, segnata sul corpo dalle 144 cicatrici per le fustigazioni subite), le Unioni Internazionali delle Superiore e dei Superiori Generali degli istituti religiosi hanno promosso la Giornata di Preghiera e Riflessione contro la tratta di persone. Incoraggio quanti sono impegnati ad aiutare uomini, donne e bambini schiavizzati, sfruttati, abusati come strumenti di lavoro o di piacere e spesso torturati e mutilati. Auspico che quanti hanno responsabilità di governo si adoperino con decisione a rimuovere le cause di questa vergognosa piaga, una piaga indegna di una società civile. Ognuno di noi si senta impegnato ad essere voce di questi nostri fratelli e sorelle, umiliati nella loro dignità. Preghiamo tutti insieme.”

Quest’anno la giornata avrà come tema i bambini con lo slogan “Sono bambini, non schiavi”.

La giornata deve servire, a partire proprio dal fenomeno della tratta, a riflettere su una delle sue conseguenze: quella delle schiave di prostituzione. Proprio mentre ciclicamente si rilanciano proposte da destra e da sinistra per la reintroduzione di una regolamentazione della prostituzione in Italia. Ricordiamo che  la prostituzione in Italia è vietata da una legge approvata dal Parlamento italiano nel 1958, la legge n.75, più nota con il nome della sua creatrice, la senatrice socialista Lina Merlin. Si tratta della legge che sancì la chiusura delle “case chiuse”, le case di tolleranza, con l'intento di contrastare lo sfruttamento delle prostitute (anche da parte dello Stato).  Molte proposte di legge chiedono la legalizzazione della prostituzione, per permettere alle prostitute di iscriversi all'Inps, pagare le tasse e i contributi e in generale rendere più sicuro questo "mestiere" spesso esposto a rischi e pericoli. Molti sindaci hanno proposto l'introduzione di specifiche aree "di tolleranza" le cd “zone rosse”, dove consentire l'esercizio della prostituzione entro certi limiti. 

Per noi cattolici debbono valere le parole di Francesco «Chiedo perdono per tutti quei cattolici e credenti che vi hanno sfruttato, abusato e violentato” e da  queste parole assumere comportamenti conseguenti. 

Avevo appena 12 anni e mio fratello mi ha venduto ad un suo amico che dalla Nigeria mi ha portato in Italia, dicendomi che avrei lavorato come cameriera d’albergo. Appena arrivata in Italia sono stata venduta ad una banda locale che mi ha tenuta prigioniera per diversi mesi, sottoponendomi a violenze sessuali inaudite, fino a quando non ho ceduto. Mi hanno messo una minigonna e portata sulla Casilina dove sotto gli occhi del protettore sono stata costretta a soddisfare ogni desiderio di uomini italiani. Se guadagnavo meno di mille euro a notte erano botte e  fame e sevizie. La mia madame mi teneva prigioniera terrorizzandomi con riti woodoo. Se mi rifiutavo di tornare sulla strada mi faceva il rito woodoo e mi diceva che avrebbero ammazzato i miei genitori in Nigeria. Poi una sera si è avvicinato un uomo che non mi ha chiesto “quanto prendi” ma guardandomi negli occhi mi ha detto “quanto soffri”…….ora finalmente sono solo Irina.

Purtroppo non basta uno o molti buon samaritani per debellare la piaga dello sfruttamento. Bisogna, come ci ricorda Francesco, cambiare le regole del sistema economico-sociale. Iniziando ad esempio a colpire i clienti e non avallando quelle posizioni politiche che tutte interne all’economia di mercato vedono nella regolamentazione della prostituzione un vantaggio per la donna (il diritto individuale a scegliere come e dove “vendersi”) e un vantaggio per lo Stato (versamento di tasse e contributi). E’ forse da una visione così mercantilista che si spiega il colpevole ritardo dei nostri legislatori. 

 

 

 

 

Abbiamo 18 disegni di legge assegnati alle Camere ma non ancora esaminati il primo presentato a maggio 2013 l’ultimo a ottobre 2016. Una delle ultime proposte di legge, che  prevede la punizione dei clienti, tende a riportare la responsabilità dello sfruttamento anche in capo all’utilizzatore finale. Questo non significa che non si debba combattere il fenomeno della tratta che va ad alimentare l’offerta ma si cerca di colpire anche la domanda introducendo il reato di “acquisto dei servizi sessuali” dove si ribadisce che non è una parte del corpo a disposizione ma è il corpo nella sua interezza e dignità ad essere oggetto di tutela. 

Di sicuro non è solo con la “criminalizzazione” del cliente che si può sperare di combattere lo sfruttamento sessuale.  Occorre come per ogni evento sociale chiedersi il “perché” delle cose. Lavorare culturalmente sui giovani è il primo passo. Perché da un lato si deve cercare di ridurre la “domanda” dall’altro occorre promuovere un modello sociale in cui i rapporti tra uomo e donna siano basati sul riconoscimento della dignità e libertà dell’altro,  su una reale uguaglianza e sul reciproco rispetto.

La risposta alla prostituzione non deve quindi passare dalla riapertura delle case chiuse o dalla tassazione delle prestazioni sessuali, dimenticando che la dignità della persona non è barattabile con uno “zero virgola” di aumento del PIL. Non vorremmo che divenisse realtà una celebre frase di Oscar Wilde “Una donna povera che non sia onesta è una prostituta, ma una ricca è una signora alla moda”

 

Roberto Papa

Direttore Pastorale Sociale e del Lavoro